il 30 e 31 Luglio 2011 appuntamento con… Mexico e Nuvole
Posted: 6th July 2011 by Consulta Giovani in Attualità, Eventi & Dintorni, NewsTags: Belforte del Chienti, Circolo giovanile Uno Nessuno Centomila
Weikap! Festival 2011
Posted: 6th July 2011 by Consulta Giovani in Attualità, Eventi & Dintorni, NewsTags: Tolentino

Arrivano i PhotoNiCi e la realtà si tinge di emozioni
Posted: 30th March 2011 by Consulta Giovani in Attualità, Eventi & Dintorni, Focus, IntervisteTags: Belforte del Chienti, Marco Gratani, PhotoNiCa3, Roberto Verolini, Stefano Ciocchetti
PhotoNiCa3 non è solo un sito internet, è un gruppo di 3 amici, è fotografia allo stato puro, è la rappresentazione di una passione comune che si fonde a formare un nome intraprendente che include anche le loro macchine fotografiche Canon e Nikon.
Il gruppo formato da Marco Gratani, Roberto Verolini e Stefano Ciocchetti, nasce nel 2009 per collezionare gli scatti all’interno di un unico sito internet e col tempo è diventato anche soggetto propositivo d’iniziative che hanno portato a successi e riconoscimenti.
Osservando le immagini dei PhotoNici s’impara a guardarsi intorno abbandonando gli sguardi superficiali e l’ovvietà.
La mostra “L’Essenziale è invisibile agli occhi” è uno degli eventi proposti all’interno di “Oggetti di Luce”, l’iniziativa patrocinata dal comune di Tolentino.
La mostra è tuttora in corso nella suggestiva cornice del Castello della Rancia di Tolentino e resterà aperta al pubblico fino al 26 Aprile 2011. Vale la pena farci un salto!.
Maggiori informazioni su: http://www.photonica3.com/
Tre domande ai PhotoNiCi
“L’essenziale è invisibile agli occhi...” diceva la volpe al piccolo principe per spiegare che si vede bene solo col cuore. Questa frase appare sulla vostra pagina web. Se si vede bene solo col cuore e l’essenziale è invisibile agli occhi, cosa si coglie con l’obiettivo?
Probabilmente c’è un fraintendimento nell’interpretazione del senso che abbiamo cercato di attribuire a questa frase di Saint-Exupéry. Un visitatore della mostra attualmente allestita al castello della Rancia, intitolata proprio ‘L’essenziale è invisibile agli occhi’, ci ha fatto notare, a suo dire, come questo titolo fosse in palese contraddizione con le immagini fotografiche! In realtà con questa frase volevamo sottolineare come il segreto fondamentale per trarre un’emozione da una foto spesso non sia in ciò che è immediatamente visibile, ma in ciò che é celato, da ricercare, scovare nei dettagli, concentrandosi nel profondo… vedendo con l’anima…E’ quell’indefinibile particolare che rende manifesta e irripetibile quell’emozione fuggente dello scatto.
Cosa dovrebbe aspettarsi un profano della fotografia che si accinge a visitare Oggetti di Luce 2011?
Ripercorrere un itinerario di ricerca volto a ‘riconoscere’ le infinite declinazioni del linguaggio delle luci e delle ombre, dei colori e delle forme…
Se io dico Fotografia, voi dite…?
Elementare… Photonica 3! Ma anche e soprattutto saper donare emozioni di luce!
Tolentino dietro la cinepresa
Posted: 30th December 2010 by Consulta Giovani in Focus, Formazione, Interviste, NewsTags: Damiano Giacomelli, Officine Mattòli, Tolentino
Esperienza unica nel suo genere. A Gennaio al via i corsi del centro “OffiCine Mattòli”.
A Gennaio prendono il via, a Tolentino, i corsi organizzati dal Centro di formazione e produzione cinematografica indipendente “OffiCine Mattòli”. Un’ esperienza unica nel suo genere. Il nuovo centro di formazione e produzione cinematografica è intitolato al tolentinate Mario Mattòli che ha firmato i più divertenti film di Totò. “Un regista purtroppo – ha spiegato l’assessore alla Cultura di Tolentino, Massimo Seri -
tra i più dimenticati e al quale abbiamo voluto rendere il dovuto omaggio”.
Ad entrare nei dettagli tecnici sulla strutturazione della scuola è il responsabile generale di OffiCine Mattòli, Damiano Giacomelli: ” A partire da gennaio verranno attivati tre corsi: Filmmaking, Sceneggiatura e Recitazione cinematografica”.
Le lezioni per un totale di circa 400 ore, si svilupperanno nei weekend e si concluderanno a luglio con la realizzazione di un cortometraggio coordinato dal regista anconetano Daniele Gaglianone.
Ai corsi di formazione collaboreranno numerosi nomi illustri del mondo della cinematografia: l’attore Giuseppe Battiston, Pino Pellegrino (Casting Director di tutti i film di Ozpetek), Giovanni Veronesi (regista della saga Manuale d’Amore), Stefania De Santis (Casting Director di Marco Bellocchio), Aureliano Amadei e Francesco Trento (regista e sceneggiatore dell’unico italiano premiato quest’anno a Venezia).
Tutti i corsi sono a numero chiuso. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet http://www.officinemattoli.it
Tre domande a Damiano Giacomelli
Perchè OffiCine Mattòli?
Partiamo dalle parole, che in questo caso spiegano anche la genesi del progetto.
Mario Mattòli è uno dei più importanti registi cinematografici degli anni ’40 e ‘50. È nato e cresciuto a Tolentino, ed è per questo che qualche mese fa, quando ci ha autorizzato ad attuare il progetto, l’amministrazione comunale ha voluto omaggiarlo, chiedendoci di intitolare a lui il nostro centro di formazione.
La seconda parola, OffiCine, ci porta invece al centro della nostra proposta formativa e produttiva.
Lavoro a questo progetto da 3 anni e ad Agosto 2010, quando ho avuto il via libera dell’amministrazione comunale di Tolentino, ho esteso la progettazione a un gruppo di ragazzi affiatato e qualificato, che si occuperà della gestione del centro e delle altre attività… Ma già molto prima della nascita dell’Associazione “OffiCine Mattòli” ragionavo su un progetto che potesse dare centralità al cinema nel nostro territorio.
Parlandone con altri ragazzi, di questa e di altre province Italiane “d’entroterra”, è emerso quello che per me è il nodo centrale della questione: la nostra è una zona a bassa densità demografica… e quindi culturale. Le pur interessanti iniziative presenti nella nostra provincia sono per forza di cose condizionate dalle ampie distanze tra i grandi centri che polarizzano il Maceratese (Tolentino, Macerata, Civitanova Marche, Recanati e Camerino). Il cinema, per sua natura, si è sempre sviluppato in contesti metropolitani perché, più di altre arti e forme di comunicazione, per essere prodotto ha bisogno di un GRUPPO, di una COLLETTIVITÁ qualificata. Si può dipingere un quadro in solitaria, ma è praticamente impossibile realizzare da soli il proprio film, non foss’altro che per la necessità di un cast tecnico preparato (fotografia, suono, scenografia, costumi, montaggio, trucchi) e di un significativo bacino di attori per selezionare il proprio cast artistico.
Questo, concretamente, porta all’affresco emerso dalle sessioni di colloqui che abbiamo organizzato in questi mesi: c’è chi ha una buona idea, chi ha talento, chi è pronto a mettere applicazione e impegno, ma intorno, tutti hanno terra bruciata. Semplicemente, per realizzare i loro progetti hanno bisogno gli uni degli altri. La nostra prima funzione quindi è metterli in contatto.
Per questo, le nostre “OffiCine” propongono una proposta completa e votata al fare, alla produzione. Da fine Gennaio 2011 faremo incrociare 3 corsi (sceneggiatura, filmmaking, recitazione), prevedendo diversi momenti di collaborazione, in cui ognuno, nel contatto con gli altri, potrà costruirsi la libertà di realizzare i propri progetti.
I corsi utilizzeranno la teoria di base e l’esperienza di docenti di livello nazionale, sempre e comunque con una finalità pratica, concreta. Professionisti come Giuseppe Battiston, Daniele Gaglianone, Giovanni Veronesi, Francesco Trento e molti altri saranno i nostri bottegai, artigiani con esperienze decennali, che insegneranno le arti cinematografiche lavorando su progetti specifici.
Il primo lavoro sarà un progetto collettivo, un corto di diploma, che i ragazzi realizzeranno tra Giugno e Luglio, alla fine dei corsi veri e propri. Poi, da Settembre, seguirà un secondo anno di “OffiCine aperte”, in cui ogni ex alunno potrà girare il suo progetto personale, in collaborazione con gli allievi degli altri corsi, con le attrezzature professionali di cui ci siamo dotati.
Questo ci porta, fin dall’inizio, a intendere gli iscritti non come allievi, ma come potenziali collaboratori, in vista della creazione di una casa di produzione audiovisiva che si affiancherà al centro di formazione dal 2012.
Quali attese? Come vanno le iscrizioni?
Le attese della vigilia sono già ampiamente ripagate dai risultati che stiamo ottenendo. Dal 1 Ottobre, data della nostra prima presentazione ufficiale, sono venuti ai nostri colloqui informativi oltre 50 ragazzi e adulti da tutte le Marche e in alcuni casi da altre regioni del centro Italia. 25 sono gli iscritti. Se il trend positivo delle ultime settimane prosegue, ci avviamo a raggiungere il numero chiuso previsto (16 allievi) in due corsi su tre. Si sono iscritte persone dai 18 ai 50 anni, con un solo elemento in comune: la passione per il cinema e la voglia di conoscersi per lavorare insieme sulle proprie idee.
Quale la sorpresa più grande?
A un primo livello, di sicuro non ci aspettavamo un’adesione così importante di docenti/professionisti che oggi sono in prima fila nella costruzione del cinema Italiano.
Ragionandoci, però, e uscendo dallo specifico dei corsi, direi che oggi sul tavolo c’è un elemento molto più stupefacente. E riguarda la reazione del nostro territorio, non solo degli iscritti, ma anche di chi segue dall’esterno il nostro progetto e ci sostiene quotidianamente con consigli e apprezzamenti.
Di sicuro, quando tutto questo era ancora un’idea, sapevo bene che non sarebbe stato facile. La conformazione dei corsi, gli obiettivi produttivi, l’approccio “dal basso”: tutto rendeva questo progetto ben distante dalla sicurezza di realtà già solidamente presenti nelle Marche. Questo non toglie che secondo me e secondo quelli che oggi fanno parte dell’associazione, era l’idea giusta. L’abbiamo semplicemente seguita. Ma era a tutti gli effetti un sogno. Un sogno “ad alto incremento di condivisione”. Che oggi, semplicemente, è realtà… E lo è grazie soltanto a quelli che in questi mesi hanno deciso di sognarlo con noi.
Altro?
Ora che esistiamo a tutti gli effetti, e ripensando alle difficoltà avute in questi anni, penso soprattutto a quanti potenziali buoni progetti non hanno la nostra stessa sorte, a quanti vengono ignorati perché troppo particolari o fuori standard, o magari perché messi da parte dagli stessi ideatori quando le difficoltà per farli partire si fanno pesanti. È anche vero che mi sembra sempre più diffusa la tendenza a preparare progetti ad hoc per questo o quel bando e questa o quella ricorrenza. Lo capisco perfettamente, è più probabile ricevere fondi, ma anche in questo caso, ci si imbatte in proposte significative e circostanziate, ma anche (e soprattutto) in contenitori vuoti e assolutamente slegati dalla realtà in cui si dovranno inserire, fatti ad hoc per essere riempiti con uno specifico finanziamento.
Per questo diventa importante portare la lente d’ingrandimento sullo scarto che sempre c’è tra un progetto facilmente classificabile, percorribile perché già più volte percorso, e una proposta strutturata e compatibile con il territorio, ma con elementi inediti significativi rispetto a quanto si era già fatto in regione.
Dal mio punto di vista, in questo scarto risiede il potenziale culturale e sociale di ogni idea che pretenda di rivolgersi al territorio.
Uno scarto costruito necessariamente dal basso, perché le istituzioni per loro stessa conformazione fanno passare il certo, il classificabile e non può stare a loro il compito di proporre l’avanguardia. A loro starà, se e quando sono attente e virtuose, il compito di promuovere e sistematizzare quelle avanguardie che dimostrano di poter funzionare nel territorio e di arricchirlo con percorsi nuovi, inediti, potenzialmente generatori di cultura, formazione, lavoro, e molto altro… Allora diventa importante mettere queste avanguardie nella condizione di operare stabilmente e in maniera efficace sul territorio.
A scuola di vita. Piu’ pane e meno studio.
Posted: 29th December 2010 by Consulta Giovani in AttualitàTags: Elisa Tomassini, Formazione, giovani, Lavoro, Scuola
“Ancora sono allibita dalla leggerezza con la quale la scuola italiana ti prepara al tuo futuro professionale.
Nonostante abbia abbandonato anni orsono l’idea di specializzarmi e tornare a studiare, ho tuttavia amici che invece tornerebbero sui libri volentieri e ci tornerebbero per aumentare non solo le loro conoscenze ma in tutta onestá (e ingenuitá dico io) per migliorare la loro condizione lavorativa, e nipoti o cugini che dopo il diploma meditano di iscriversi all’universitá e seguono interessati le giornate di orientamento scolastico.Orientamento? Andiamo, lo abbiamo fatto tutti l’orientamento. Se ti va bene segui una lezione in un corso universitario a caso, se ti va meglio ti ci scappa anche una mezza giornata a Bologna.
Non mi sembra di ricordare che i miei insegnanti abbiano mai ammesso come il successo lavorativo spesso non dipende assolutamente dal corso di studi intrapreso, oppure come il corso di studi vada scelto anche in virtú di quello che il territorio intorno a te (ma anche piu lontano suvvia) possa offrire veramente.
Mentre leggiamo che nella maggior parte d’Italia idraulici e panettieri non si trovano manco a pagarli a peso d’oro, dall’altra i corsi di studi a Giurisprudenza, Lettere o Comunicazione straripano e dall’altra ancora i dati sulla disoccupazione crescono sempre di piu.
L’impressione che ne ho io, é che al giorno d’oggi sembra sia diventata una vergogna fare un lavoro onesto e ben pagato.
Mio padre ha fatto il panettiere per anni. Guadagnava bene e lavorava molto. Aveva un lavoro stressante al pari di un avvocato ed anche se le mani erano sporche di farine e non liscie di manicure (come quelle di chi ha impugnato solo belle penne in vita sua) ha sempre avuto uno stipendio rispettabile e una famiglia mantenuta nel migliore dei modi. Poi i figli vengono mandati a fare l’universitá perché andiamo, tutti meritano qualcosa di meglio che alzarsi alle quattro del mattino e impastare farina, acqua e sale.
La maggior parte delle universitá accolgono tutti, indistintamente, perché piu studenti ci sono piu tasse universitarie vengono pagate (poi magari mancano i soldi per la carta igienica, anche se ognuno paga 2000 euro di tasse a semestre). É vero ci sono anche universitá a numero chiuso, ma per ogni facoltá a numero chiuso che ti respinge, ce ne sono pur sempre altre due pubbliche ed aperte a tutti che ti accolgono a braccia aperte (basta che dimostri di aver pagato la retta d’iscrizione). Risultato? Il sugo nei piatti non viene piu’ raccolto perche’ non c’e’ piu pane per fare la scarpetta (dato che non c’e’ piu nessuno che voglia fare il panettiere) in compenso pero’ siamo pieni di avvocati per fare causa al ristorante nel caso il sugo ci macchi la giacca… E’ solo una battuta ovviamente, anche perché nessuno ci ha mai avvertito che lo studio deve essere preso con passione, che se davvero vuoi iscriverti all’universitá per la sete di conoscenza sei accolto a braccia aperte, ma che onestamente non è possibile dar da lavorare a 15 avvocati ogni sessione di laurea per cittá. Non me la prendo con gli avvocati..è solo un esempio, e lo stesso discorso vale infatti per molti corsi di studio (incluso quello che ho frequentato io).
La verita’ é che possiamo dir grazie alle nostre famiglie di panettieri e idraulici se possiamo ancora permetterci di essere disoccupati e alla ricerca del lavoro dei nostri sogni, quello tanto vagheggiato dai nostri insegnanti del liceo che ci hanno spinto a iscriverci all’Universitá.
A volte invidio chi ha deciso di non studiare piu dopo il diploma, perché io sono una di quelle persone lá, quelle che dicono di aver studiato per passione, ma che ancora si ostinano a cercare il lavoro dei loro sogni (tuttavia al contrario di altri lavoro, e non solo perche’ sono all’estero ma anche perche’ mi adatto, cosa che la maggiorparte delle persone si ostina a non fare).
Proporrei ad ogni modo una nuova materia da insegnare alle superiori e chiamarla ‘Il senso della vita’, nella quale si parli di numeri.
Numeri di chi studia e chi trova effettivamente un lavoro. Numeri di facolta’ alle quali conviene effettivamente iscriversi e numeri di euro guadagnati da chi lavora veramente. Nella suddetta ora si potrebbe discutere di chi fa il panettiere, di chi fa l’avvocato e di chi fa quant’altro..senza mentire.
Poi chi vuole studiare lo faccia pure, la passione e’ la passione, ma almeno lo faccia guardando in faccia la realta’.” Voi che ne pensate?
Elisa T.
SELEZIONE CANORA NUOVI TALENTI del nostro territorio
Posted: 26th November 2010 by Consulta Giovani in Eventi & Dintorni“In Viaggio”…con la rassegna cinematografica “Andirivieni”
Posted: 20th July 2010 by Consulta Giovani in Eventi & DintorniMartedì 20 Luglio 2010
Proiezione del film “INTO THE WILD”
Ore 21.30 c/o Piazza Madama – TOLENTINO (MC)
Direz. Artistica: Damiano Giacomelli
Tratto dal best seller Nelle terre estreme di Jon Krakauer, Into the wild è un film capolavoro. Sean Penn ha sceneggiato e diretto una storia incredibile, meravigliosa, dolorosa e anche politica. La sua personalità e la maturità di regista “classico” ci consegnano un’opera rara, preziosa, capace di commuovere e far riflettere lo spettatore. Penn ci trasmette l’entusiasmo che lui stesso provò anni fa imbattendosi nel libro di Krakauer, che lesse tutto d’un fiato in una notte. L’incontro con lo scrittore, adesso anche amico, e i sopralluoghi nei posti attraversati dal ventiduenne Christopher McCandless all’inizio degli Anni ’90, gli hanno consentito di calarsi nello spirito di questo ragazzo di buonissima famiglia che un giorno capisce che vuole altro rispetto ai privilegi borghesi che la sua famiglia gli ha sempre concesso o, massima forma di perbenismo, imposto. E anche Emile Hirsch, che interpreta superbamente la parte del protagonista, ha imparato a scalare le montagne e a discendere i fiumi in cayak per poter provare le stesse sensazioni di libertà e di dolore che cambiarono la vita del nostro “vagabondo”.
I paesaggi, la fotografia, la colonna sonora, gli ottimi attori insieme non bastano a raccontare l’emozione che suscita la pellicola: è proprio il tocco di un regista che da anni ha scelto una strada artistica controcorrente, alternativa, fortemente politica a dare la cifra di quest’opera mai retorica, ma semmai intelligente e raffinata, un omaggio commovente a un antieroe americano. (gerardo nobile)
Fonte: http://delcinema.it
INGRESSO GRATUITO
Arriva “Borgo Futuro” il 1° Festival della Sostenibilità…
Posted: 3rd July 2010 by Consulta Giovani in Eventi & Dintorni“L’insostenibile leggerezza dell’essere”
Posted: 28th June 2010 by Consulta Giovani in Eventi & Dintorni
Sarà proiettato Venerdì 2 Luglio, alle ore 23.00 all’interno del 1° Festival della sostenibilità “Borgo Futuro”, che avrà luogo dal 2 al 4 Luglio 2010 nel Centro Storico del Comune di Ripe San Ginesio, “THE AGE OF STUPID” (L’Era degli Stupidi): il film manifesto sui cambiamenti climatici di Franny Armstrong.
Un mix di parti recitate, documentario e animazione in cui il protagonista, Pete Postelethwite, anziano signore nel mondo devastato del 2055, guardando un archivio fotografico del 2008 si chiede..
“Perchè non abbiamo arrestato il cambiamento climatico quando ne avevamo la possibilità?”
Un film che non risparmia denunce, frutto dell’impegno di produttori indipendenti inglesi, non supportato da una tradizionale struttura di distribuzione.
Un film definito “Audace, estremamente provocatorio, e di enorme importanza…un dolore nel cuore e allo stesso tempo un ruggito per un cambiamento necessario” (The Daily Telegraph).
L’iniziativa è organizzata dall’ Ass. COMUNITA’ ATTIVA in stretta collaborazione con il WWF Italia, l’ATS XVI, il CREDIA di San Ginesio, il Comune di Ripe San Ginesio, la Comunità Montana dei Monti Azzurri e i vari soggetti pubblici e privati che partecipano alla realizzazione di “BORGO FUTURO”.
La proiezione, ad ingresso libero, sarà preceduta da una presentazione a cura del Dott. FRANCO FERRONI, Responsabile Progetti Conservazione WWF ITALIA.
Disponibile on line sul sito http://www.borgofuturo.net il programma completo del Festival.

Spesso ci si dimentica dei poveri. Semplicemente non esistono.
Si lavora, si va in ferie, si frequentano i supermarket i clubs e i locali e si vede altra gente normale. Che lavora, guadagna, procrea, e si diverte tirando a campare.
Si legge il giornale intorpiditi da articoli futili come il cane dell’anno o le tette rifatte di questa o quella soubrette e i poveri sono semplicemente ignorati.
Eppure tutti sanno che esistono.
Li si incontra all’uscita delle chiese o lunghi per strada a dormire. Fermi ai semafori a chiedere di poterti lavare il vetro. O magari l’immagine dell’ennesimo bimbo con la pancia gonfia irrompe nel televisore all’ora di cena.
Sappiamo tutti che spesso quelli che incontriamo sono falsi poveri, ti chiedono un euro davanti alla chiesa benedicendoti per la giornata a venire e poi se ne vanno a fine giornata sul Mercedes parcheggiato dietro.
Ma la questione e’ che la poverta’ esiste comunque.
Sono i poveri che vivono negli slum in India, quelli delle favelas in America Latina i poveri dell’Africa ed anche da noi. Quelli che hanno perso il lavoro. Ci sono i malati di aids, i profughi di guerra.
Dall’altra parte la pubblicita’ ci bombarda di informazioni su come donare a questa o quella associazione. Dona un euro al giorno. Oppure: Cosa sono 5 euro al mese? Ed anche ‘esistono anche loro, 10 centesimi per garantirgli un futuro e cosi via’.
Non solo, leggevo qualche tempo fa di una famiglia benestante che ha deciso di vendere la propria villa per passare ad una casa piu piccola, devolvendo il ricavato della vendita ai poveri.
Il concetto e’ quello del potere della meta’ (Fonte:http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/16/famiglia buona_che_aiuta_Africa_co_9_100316036.shtml), per cui accontentandosi di meta’ dei propri averi, si vive bene lo stesso e si puo’ aiutare il mondo.
Sul fatto e’ stato pubblicato un libro che publicizza il concetto cosi da poterlo applicare ognuno di noi alla propria vita.
Mi chiedo a questo punto quanto sia giusto che l’uomo medio e comune, quello che fa un lavoro onesto (quando e’ fortunato ad averlo un lavoro di questi tempi), si veda proprinare tali messaggi di continuo dalla radio, dalla tv, dai giornali e dal prete (nel caso dei fedeli).
Accanto ai nobili atti di pochi e ai caritatevoli messaggi della pubblicita’ nessuno fa menzione dei soldi spesi dalla Chiesa per le vesti e le vacanze papali. Improvvisamente ci si dimentica delle auto blu dello Stato. Dei soldi spesi in trans e festini.
Tutti guardano le partite e continuano a seguire il calcio senza pensare al fatto che un calciatore guadagna ad ingaggio molto piu di quello che accumula un normale operaio in anni di turni in fabbrica (e nonostante questo la Nazionale perde clamorosamente i mondiali).
E’ vero che ci vorrebbe poco a sconfiggere la poverta’ ed a far stare un po’ meglio tutti, il problema e’ che si chiede di donare solo a quelli che lavorano davvero.
Non e’ da biasimare a questo punto chi decide di non donare, chi non si fida, chi i pochi soldi che guadagna decide di tenerseli per i tempi bui.
Saranno anche pochi euro al mese, ma non si e’ mai visto un politico sui mezzi pubblici, o un Papa su una compagnia low cost insieme ad altri passeggeri o un calciatore che gioca per sport e passione di domenica mentre negli altri 5 giorni timbra il cartellino.
A parlare da un megafono son tutti bravi ma di buoni esempi in giro se ne vedono pochi e sempre dalla parte sbagliata.
Elisa T.



